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Utente: laMuscia
Avevamo studiato per l’aldilà un fischio, un segno di riconoscimento. Mi provo a modularlo nella speranza che tutti siamo già morti senza saperlo.

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domenica, 29 ottobre 2006

devi morire/1

Io non disdegno chi butta del copioso cash in quelle moderne oscenita' fatte di poltrone spacciate per confortevoli che pretendono di riproporre le fatiche dei Lumiere. Finche' e' perpetua la saga di vacanze di Natale e simili, qualsiasi bottanata su pellicola si classifica un-po'-piu'-su del fondo del barile.

Ma tu che sei la madre di libri in serie che parlano di maghi, mezzi-sangue con sangue blu, Azcaban, segreti, camere, pietre, per scrivere di tali patetiche ridicolezze in una cotale abbondanza, devi decisamente avere una vita del cazzo, o una quantita' abnorme di bombe nella testa.

"Are you high, or just incredibly stupid?"


postato da: laMuscia alle ore 20:39 | link | commenti (4)
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anti-piretico su commissione

Ammiro la gente che se ne sbatte.

Quegli unus super partes che dai giudizi non vengono intaccati. Quelli che "e' l'invidia che parla", quelli che "sono meglio di loro", quelli che "io sto bene con me stessa/o". Mi chiedo spesso quanto sia vero, quanto si riesca fino in fondo a prescindere dalla realta' in cui ti hanno, in maniera un po' sprovveduta, fatto finire. Hai il dovere di nascere senza diritto di opporti. Ti trovi a sgomitare e ad arrabattarti per un filo d'aria perche' qualcuno, sopra di te, ha deciso di metterti in difficolta' facendoti bere la storia de "il dono piu' grande di tutti..". Grazie.

"La verità è una coperta che ti lascia scoperti i piedi: tu la spingi, la tiri, e lei non basta mai; anche se ti dibatti non riesci a coprirti tutto; dal momento in cui nasci piangendo al momento in cui esci morendo ti copre solo la faccia, e tu piangi, e gridi, e gemi."

Ci sei, e ti devi districare nel labirinto senza l'aiuto del pubblico. Puoi diventare la velona e far credere all'Italia che ti piace la condizione di obesita' in cui versi. Puoi presentarti in Parlamento con un tailleur di tutto punto e dire che no, non hai problemi con le discriminazioni di toilette o con i fascisti che ti danno del frocio. Puoi fare il simpa della cumpa, l'anima della festa, il goliardone con battute nel cassetto e nel contempo perle di saggezza da snocciolare mentre sei un figlio di Leopardi che pochi hanno modo di scorgere. Sei lacerato, non speri piu', non credi piu'. Tanto e' stato visto, tanto sopportato, pioggia cadde, ed evaporo'. Ma alla fine, fuori dai denti. Di bello per cui vale la pena sorridere ce n'e', e ce n'e' tanto, e siamo cosi' idioti da caderci ogni volta nella trappola dell'ingenuo e semplice. E se siamo la reincarnazione di passeri solitari, di foglie d'inverno che stanno in bilico sugli alberi, di deformi malati dentro e fuori la testa, seduti sulle radici di un albero che guardano una siepe che da tanto altro oscura la vista, siamo anche di quella razza di sognatori che se fossero passeri davvero picchietterebbero alla finestra del peggior bambino ospedalizzato di Dickens solo per strappargli un sorriso; che se fossero foglie davvero, sarebbero quelle che volano in alto lasciandosi cullare dai vortici del vento; che se fossero seduti con un muro davanti, passerebbero ore a creare universi e intrecci e storie presumibili sulle vita del mondo al di la'. Disilluso si', ma, ancora, della miglior razza e forgiatura.

La speranza e' l'ultima a morire, ma tu non uccidi neanche le mosche.

Io mi avvio, ci vediamo li'. Ordinero' il solito per due. E guardero' fuori dai vetri ambrati nella direzione che percorrerai per raggiungermi. Ti vedro' correre, come al solito senza ombrello, e una volta seduto, ti ascoltero' raccontare.

the rain song, led zeppelin


postato da: laMuscia alle ore 20:13 | link | commenti (2)
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venerdì, 27 ottobre 2006

scenario

Un pallido sole compare all'orizzonte, aprendo il pesante sipario di velluto di un palcoscenico coperto di cristalli d'acqua allo stato solido. Timidi raggi si insinuano, facendo una discreta entrata nel pungente scenario del dio inverno. Sciarpe di lana grossa avvolgono, dita scoperte assaporano avide la nuova stagione.

Immobile si lascia cullare dall'impeto dei venti. Senza troppa convinzione si guarda intorno: tutto e' vortice e frenesia eppure routinaria stasi, ma sotto i ponti troppi fluidi, con troppa veemenza scorrono perche' qualcosa di stabile rimanga. Attende l'ombra che arriva da lontano, che porti beneficio nella stretta di braccia che si incrociano. Che entri in scena, con l'andatura di chi non sa ma vuole. Un waltzer di intro, che dura una vita, per muovere i passi in sincrono rincorrersi.

Sincerita' dal nulla, e gratuita' vera. Nessuna ricevuta di ritorno.

Sysypus, part 2.


postato da: laMuscia alle ore 15:20 | link | commenti
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giovedì, 26 ottobre 2006

per te

L'abusata e quanto mai obsoleta teoria platonica dell'amore per cui Zeus, il pappone dell'Olimpo, geloso del benestare dell'uomo (evidentemente, allora, si stava bene) scaglio' fulmini a lui diretti atti a scinderne l'integrita' globale, all'alba dell'imminente zero/setto deve subire una qualche revisitazione.

In virtu' di tali dicerie saremmo infatti mele a meta' in cerca dell'ancestrale parte complementare ma:

- essendo vegetali viventi in ed esposti ad un ambiente iposmolare, per gradiente subiremmo inevitabilmente un processo di ossidazione e disidratazione. Cio' implica che il tempo concesso alla supposta ricerca e' ridotto a forse 48 ore;

- nelle suddette 48 ore, qualora la suddetta parte complementare cada, si rompa, incappi in un branco di uccelli il cambiamento di struttura porta a perdita di funzione, quindi il fattore non-riconoscimento ha un'efficacia del diciamo 70%;

- considerando che l'ambiente rurale in cui circuiti, per logicita', e' fondamentalmente costituito da alberi, e considerando che, quando meno te l'aspetti (come una bomba!), ti appoggi su un solido tronco per garantirti un meritato riposo e, fottuto Murphy, ti ritrovi appiccicoso causa resina, si assuma la possibilita' che scontrandosi con qualunque altra verdura o frutta a meta' ci si possa casualmente in qualche modo incollare. E questo vale sia per la meta' oggetto del desiderio di ri-costituirsi due-in-uno, sia per la meta' soggetto postulante il desiderio di ri-costituirsi due-in-uno.

Per necessaria conseguenza, la ricerca si traduce in una vana speranza, ma assumento come verita' che noi genere umano si sia si', nuclei di Golden Delicius in possesso di gambe e braccia e piccolo/2 e semi/2 dove in teoria c'e' lo stomaco, ma che anche Platone sia si' per Socrate cio' che la Luna e' per il Sole (non esisterebbe -si parla di valenze- l'una senza l'altro, e vive per il grande schermo solo di luce riflessa), e che si', in quanto precendetemente resecati, scissi, gia' sottoposti a trauma, gia' turbati e disillusi, la ricerca al fine non e' tanto volta al raggiungimento della perfezione (il pianeta Terra e' un geoide bitorzoluto e tutti si ostinano a definirla sfera) quanto della stabilita', l'ottica viene decentrata, e la visione del tutto migliorata.

Di meta' ne e' pieno il sistema galattico cui subiamo il moto vorticoso. Ci sono quarti, ottavi che  soddisfano la giornata solo condividendo il pensiero felice di un attimo. Perfezione e' miraggio. Inutile rincorrerlo, abbiam preso troppi pugni per sognare ancora. Il perfetto e' relativo al momento, il perfetto lo trovi se hai il coraggio di vederlo e se lo vuoi.

Tutto cio' che deve accadere accade. Godi di entusiasmo, e vivi lo splendore cui sei destinata.

"Fuck you, fuck you, fuck me." E tua sempre saro'.

 


postato da: laMuscia alle ore 00:28 | link | commenti (3)
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lunedì, 23 ottobre 2006

paranoia's prerogative

Dovrei iniziare a pensarlo davvero. O forse sul serio, solo evitare il perpetuo ed inevitabile uso di xantine commerciali. Essa il vezzo del giovane post-millenniun-bug che ha soppiantato la noia dei Novanta. E la Seattle wave.

Bei ricordi. Di flanella, jeans con ginocchio in vista e capelli lunghi.

Immagini veloci si rincorrono. Flashback. Cortometraggi self made e visioni utopistiche di universi paralleli. Sinapsi impazzite. Desideri volonta' progetti scadenze.

Non riesco a prender sonno, e uno spiraglio arancione penetra i listoni di plastica troppo eufemisticamente definite tende. E il lampione si proietta al mio fianco.

Deliri d'immenso.


postato da: laMuscia alle ore 22:13 | link | commenti (3)
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domenica, 22 ottobre 2006

astrattismi

Un giorno un uomo decise di indagare la natura della forza peso insita nei millesimi di kilo che (si suppone) si perdono nell'esalazione dell'ultimo fiato. Chi muore e chi lascia chi, e chi rimane e chi vive cosa. Quanto si perde, quanto si guadagna. 21 grammi.

Un giorno una donna si chiese quale davvero fosse la valenza temporale di un minuto. Secoli e millenni incastonati nel ticchettio sequenziale di 60 secondi. Vite e momenti e occasioni e fallimenti scanditi ed indelebili pur in un solo giro di quadrante. Relativita' e' personalizzazione della tridimensionalita' vissuta. E il tempo vola solo quando non vuoi.


postato da: laMuscia alle ore 18:28 | link | commenti (1)
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mercoledì, 18 ottobre 2006

the dark side

Passi si confondono con il rumore del vento. Subdolo e sottile si insinua tra i rami, senza sibili, senza fischi, con solo quel fruscio a mo' di "chi-va-la'", in fondo cosi' piacevole. Il mondo dorme sotto coperte di rugiada appena visibile, impercettibile il respiro della terra. La luna in cielo con un corteo di araldi puntiformi e' una virgola brillante. Cosa davvero ci sia dietro, cosa davvero mostri il lato oscuro invisibile agli occhi, questo in possesso di chi ha il potere della conoscenza. I Floyds dicono ci vedremo li', nell'infinito inatteso ed inattendibile. Io cammino come fosse Dicembre, e mi godo l'alba che a breve risvegliera'.

postato da: laMuscia alle ore 19:36 | link | commenti (6)
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fear of the dark

La lontananza e' come il vento, si dice. Ma a volte e' lecito domandarsi se anche quell'effimero traguardo mitizzato che i piu' romantici chiamano amore, nelle sue forme piu' svariate, non sia soggetto alla stessa sorte di chi non s'ama. E la stronzata che in natura nulla si crea e nulla si distrugge la si confuta in un attimo: bruciare una lettera, carbonizzare un pollo, fondere una cannuccia. Tutto cio' che fu non e'. Tempi e spazi creano, tempi e spazi distruggono. Con una drammatica facilita'. Una quotidiana challenge sul superarsi per poi tornare senza radici, quando vale davvero la pena di essere affrontata? Qual e' lo scotto da pagare se in realta', il rischio di perdita e' maggiore della possibile vincita?

"Feelin' old by twenty one, never thought my day would come." Jackie's strenght (?)


postato da: laMuscia alle ore 19:26 | link | commenti (2)
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venerdì, 13 ottobre 2006

swami vivekananda

Gli uomini piu' grandi della terra sono morti sconosciuti. I Buddha e i Cristi che conosciamo sono eroi di seconda mano a paragone degli uomini piu' grandi di cui il mondo non sa nulla. Centinaia di questi eroi sconosciuti sono vissuti in ogni paese operando in silenzio. Silenziosamente vivono e silenziosamente muoiono; quand'e' il momento i loro pensieri trovano espressione nei Buddha o nei Cristi; e sono questi ultimi a diventarci noti. Gli uomini piu' alti non cercano di trarre onore o fama dalla loro sapienza. Lasciano le loro idee al mondo; non avanzano pretese e non fondano scuole o sistemi nel loro nome. La loro natura si ribella a una simile prospettiva. Essi sono i puri Sattvika, che non possono mai destare sensazione ma solo sciogliersi nell'amore.

Gli uomini piu' alti sono calmi, silenziosi e sconosciuti. Sono gli uomini che conoscono veramente il potere della riflessione. Sanno che anche se entrano in una caverna e chiudono la porta e formulano solo cinque autentici pensieri e poi muoiono, questi loro cinque pensieri vivranno in eterno. Questi loro pensieri, anzi, supereranno le montagne, traverseranno gli oceani e faranno il giro del mondo. Penetreranno nel fondo del cuore e del cervello umano e produrranno uomini e donne che li metteranno in pratica nelle azioni della vita umana. I Buddha e i Cristi andranno da un luogo all'altro preducando queste verita'. Questi uomini Sattvika sono troppo vicini al Signore per essere attivi e combattere, per lavorare, lottare, predicare e fare del bene, come dicono, qui sull'umanita'.


postato da: laMuscia alle ore 00:09 | link | commenti (5)
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giovedì, 12 ottobre 2006

summertime

Spread your wings..take it to the sky..don't you cry..

E mentre Janis lamentosa lascia spegnere la sua voce roca che finge una tristezza fondamentalmente essenziale, Mogwai comincia a lasciar trasparire la sua voce dal buzz di sottofondo, e la pioggia a farsi piu' fitta.

And I ask myself, why I can't hold on

Volti, espressioni, persone. E nella folla alienarsi risulta paradossalmente sempre facile. Il freddo penetra le membra, la mente.

And you're waiting..and I tell myself, that you can hold on

Black coconut incense brucia nella stanza, la sola cosa a fare compagnia. Fili corposi di fumo di stagliano verso l'alto, paurosi nel giungere al soffitto, si perdono tra le suppellettivi barocche, si attorcigliano, avvinghiano a qualsiasi cosa, come annaspando nel vano tentativo di non sparire, di restare visibili, ancora un attimo, ancora uno, di restare vivi. Non c'e' anima viva, e si perde l'uso della parola, esistenziale mezzo che induce coatta sopravvivenza. Tutto e' caos. E asfalto bagnato.


postato da: laMuscia alle ore 23:56 | link | commenti
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