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Utente: laMuscia
Avevamo studiato per l’aldilà un fischio, un segno di riconoscimento. Mi provo a modularlo nella speranza che tutti siamo già morti senza saperlo.

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mercoledì, 29 novembre 2006

in the areoplane over the sea (high times)

And one day we will die
And our ashes will fly from the aeroplane over the sea
But for now we are young
Let us lay in the sun
And count every beautiful thing we can see
Love to be
In the arms of all I'm keeping here with me

What a beautiful face
I have found in this place
That is circling all round the sun
And when we meet on a cloud
I'll be laughing out loud
I'll be laughing with everyone I see

Can't believe how strange it is to be anything at all


postato da: laMuscia alle ore 22:54 | link | commenti (2)
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will be better, o-disse-o

La reazione istintuale all'attacco o all'aggressione é la reazione, appunto. Che sia fuga, che sia risposta, che sia. E le catecolamine che fuoriescono dai pori come in un orgasmo multiplo ne sono testimonianza più che valida.
 
Ma.
 
Il moccioso spacca il vaso perché per una volta non é al centro delle attenzioni. La soluzione non é scostarlo dai cocci, la soluzione é fargli accettare che la scena ha padroni differenti.
La soluzione é lasciare che si tagli e abbandonarlo in balia di un cerotto.
La soluzione é un'indifferenza cosi' spietata da essere demolente.
 
La lama più tagliente é la carta intonsa che riga di rosso rubino la tua pallida pelle. E' la punta di diamante che ti penetra la carne. Ciò che appare innocuo é ciò che ti spezza il cuore. Ciò che non si vede é ciò che ti lacera.

"D'i nostri sensi ch'è del rimanente,
non vogliate negar l'esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente
"

 


postato da: laMuscia alle ore 22:45 | link | commenti (1)
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lunedì, 27 novembre 2006

la testa indipendente

Un letto di marmo che mi raddrizzi la schiena. Raggi di sole urente, per svegliarmi con la faccia rossa, la testa in una bolla di sapone. Soffio dal mare che lasci la pelle appiccicaticcia di sale. Folli ciocche ribelli, labbra rosse, sveglia quando si pranza. Fotogrammi in successione, giallo e blu con distacco che tracolla. Vento dal finestrino, aria che non si muove sotto la tenda. Pensiero fermo all'oggi e occhio a mezz'asta sul domani non programmato. 
 
Rimango ancora un po', perché poi si ricomincia comunque.
 
"Volo sulla mia città con la bicicletta
E faccio finta di non sapere quanto male fa cadere giù
Con la luna appiccicata sulla schiena
E la testa piena di petali di te"

postato da: laMuscia alle ore 19:55 | link | commenti (2)
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domenica, 26 novembre 2006

esisti perché mi passi davanti

E' che pensano di essere importanti, pensano di aver ruoli fondanti, rilevanti, caratterizzanti. La gente é cosi' tristemente sicura di sé da non accorgersi di essere funambolo in bilico tra la vita e il baratro del ridicolo. Coperti di stracci e convinzioni consigliano perché ne hai bisogno, armati di sorrisi e pacche confortanti sono vicini. Sempre comunque nonostante tutto. Il fattore incognita di cui non si accorgono é che se solo facessero un passo indietro noterebbero non solo di essere inutili, soprannumerari, prolissi, non necessari, ma anche di esser fastidiosi, patetici, miserevoli. L'incertezza porta e apporta corazze inviolabili. Maschere al fine.

Perché invece quando i muri crollano e i mondi collassano, l'unica cosa che permette di sfuggire al medesimo destino è una protratta alienazione. Trovarsi per magia in un cocoon di speranze, e di presunte o pretese certezze, al di sopra della soglia della superficie. Vedere il suolo implodere e frantumarsi, e scamparne con l'annullamento.

A volte ciò che sembra alba non é. A Nagasaki un giorno tutti si dissero "aldol di blillio fugace", ma quel che venne poi non lo ricordano.


postato da: laMuscia alle ore 18:53 | link | commenti
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lecchi la micia?

No. Ma supporto.

Inneggiando ad una società in evoluzione e ad un incessante rincorsa al progresso rimane di fatto che: l'omosessuale è discriminato. E più rivendica rispetto più è oggetto di mai estinte cacce alle streghe.

Sopporto l'ostico gap generazionale che ottunde la comprensione, sopporto gli scettici fautori di battaglie propugnate a favore di fantomatiche aberrazioni naturali. Sopporto l'ignoranza dilagante e gregariale dei benpensanti nascosti dietro a cappucci bianchi di convinzioni obsolete. Non sopporto il pessimo gusto estetico e il machismo personalizzato delle nuove lei. Non sopporto i canoni di bellezza irraggiungibile ed (ahimè) inarrivabili dei Tim e Micheal del caso.

Non sopporto le melanzane. Tanto attraenti fuori quanto velenifere dentro. Novelli vasi di Pandora, novelle Circe, belle e malvagie. Mi disgustano l'olfatto con quel loro nauseabondo pizzicore. Ne aborro l'aspetto cangiante previa e postuma cottura. Provo ribrezzo nel tastare e testarne la consistenza teso-elastica. C'è chi non ne vivrebbe senza, chi le consiglia, chi le divora avidamente, succulente succose e saporite pietanze del bacino mediterraneo. La legge italiana mi vieta di fare una guerra ai coltivatori diretti responsabili della proliferazione delle suddette, come di malmenare ripetutamente e con in-contenuta veemenza coloro che incuranti della mia posizione mi alitano addosso masticano in faccia sventolano sotto il naso quel cumulo nefasto di cellule vegetali. Semplicemente me ne astengo dunque, e pur non condividendo non disdegno la compagnia di chi usa o abusa in maniera discreta e compiaciuta di tali frutti della terra.

No. Ma supporto. A piene mani.

Figli della tolleranza, vi dichiarate, della libertà incondizionata, ma i forconi li avete nel bagagliaio, giusto per l'evenienza.

No. Ma supporto. A piene mani. E a gran voce.

Ammesso e non concesso che il problema, se cosi' si vuol definirlo, sia riconducibile ad una scelta, il problema, quello vero, dov'è?

 


postato da: laMuscia alle ore 18:49 | link | commenti
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mi gagro nel ricordo di un glorioso passato

Pierino per scherzo urlava sempre "Al lupo, al lupo" e tutto il paese ci cascava. Un bel giorno però un lupo gli stacco una gamba veramente e nessuno se lo filò, anzi gli fu data la sedia elettrica per l'ennesimo scherzo, ma nessuno si chiese perchè non aveva più una gamba.

Una volta su 16.000.000 capita che dal computer esca una scossa da 3 milioni di Gigawatt. Tanta fortuna*!


postato da: laMuscia alle ore 17:10 | link | commenti
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mercoledì, 22 novembre 2006

voglio l'erba(voglio)

Voglio una pioggia di ghiaccio che non faccia male. Un fuoco sempiterno sotto i piedi sicche' siano sempre caldi. Una testa gigante. L'estinzione dell'ansia da prestazione. Litri di destabilizzati orali. Fumare su note carezzevoli in orizzontale. Un anno a 26 gradi. Anzi 27. Un ape con i tavoli che barcollano. Un'ape per amica in un palloncino che non esploda. Dormire senza sveglie omicide per mesi a crogiorlami. Piumoni evergreen. L'idea regalo perfetta in una cheese cake. Un diamante nero in un campari che si sbricioli al calore. Involucri trasparenti e tabacchi aromatizzati. Un cavallo. Una palafitta senza umidita'. Orecchie importanti tese e sintonizzate. Uscire dalla banalita' delle non relazioni. Sperimentale il normale. Home.

postato da: laMuscia alle ore 18:03 | link | commenti (6)
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martedì, 21 novembre 2006

elo. ma neimz borat.

Pensavo che Pozzetto fosse il detentore indiscusso dello scettro del potere di farmi ridere. Poi venne Leslie Nielsen e il suo clone Steve Martin, poi John Candy e tutta la sua grandezza. Ci fu quindi la dipendenza da Mel Brooks, e la fase Dodgeball inoculata dall'Insostituibile.

Ma la risposta, l'ho trovata. E forse definitiva.

What's up, vanilla face?


postato da: laMuscia alle ore 18:56 | link | commenti (5)
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lunedì, 20 novembre 2006

landing fase

Il tramonto da 30000 piedi e' la riproduzione macroscopica di un'alogena a soffietto gestita dal piu' capace tecnico di illuminazione. Ogni accennata transizione cromatica e' percepita in una scansione lenta e ponderata e pur impalpabile. Azzurro vivo, e arancio che esplode, e rosa di shockante intensita', e violetto, e indaco. Acquarelli in sequenza irradiati su una tela sconfinata estesa in ogni direzione.

Trapassare una nube carica di pioggia come passare un groviglio di fili di seta paralleli, ordinati e disposti a formare autostrade con centinaia di corsie di dipoli acquosi definite dalle luci delle ali. E' vedere la magistrale architettura di un aracnide qualsiasi puntinata da gocce di rugiada. Scintille si dipartono da fili invisibili, scompaiono al variare dell'angolo prospettico. In lontananza saette sfocate percorrono sinuose veloci elettricamente cariche un lenzuolo bianco steso come su erba alta. Come anguille nell'acqua, ondulate, armoniche, spaventose. Segmenti di luce temporanei, cumuli di elettronvolt.

Il buio regna incontrastato in una costante perdita di quota. Bucato lo schermo dell'ultima distesa nebulosa, un tripudio di lampadine si accendono, a disegnare geometrie perfette definite da linee di colori che diventano punti ravvicinati in successione. Quadrati accostati, pentagoni suddivisi da triangoli convergenti al centro. Fiumi come di lava di gradazioni di giallo variabile a mo'di formiche in fila, le macchine dall'alto. Tentacoli d'oceano come inchiostro nero pece le aree non illuminate, con collane di perle verdi agganciate da un capo all'altro a congiungere lembi di terre.


postato da: laMuscia alle ore 17:23 | link | commenti (1)
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j

Torno laddove lasciai il cuore. Sigillato sotto vuoto nella fallace promessa di rispolverarlo e perfonderlo nuovamente. Lancette ticchettano, scandiscono eventi. Anni. Un sacchetto trasparente, a chiusura ermetica, conservato a 4° per preservarlo dalle inguirie della temperatura ambiente.

Ben protetto nel riparo piu' alto del frigor, per non dimenticarlo, per averne quotidiana coscienza. Guardato con respiro anelante, si poteva percepire battere, perche' il potere della mente va oltre l'umano scibile. Ma avere un Picasso all'ingresso diventa usuale come il piu' consunto svuotatasche. Perde importanza, perde valenza, perde l'impatto.

Amato in solitaria, giorno dopo giorno, non valeva neanche piu' forse la pena dell'investimento. E il sacchetto si e' trovato nascosto dietro lo scatolame prima che ci si potesse accorgere che non pulsava piu', o solo che la mente era stremata. Vittime o carnefici e' solo una questione di significanti. I ruoli hanno una definizione confondibile.

Ti rivedo nel volto di uno sconosciuto. Perdo fiato d'istante, paralizzata dal fantasma di te. Che non ci sei piu'.

pool shark, sublime - acoustic

 


postato da: laMuscia alle ore 15:14 | link | commenti (1)
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