Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani, color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.
C'era una volta il mondo.
Era un cubo, di quelli con le pareti di metallo, che lasciano libero accesso a freddo e caldo, che senza discrezione si lasciano influenzare dall'esterno.
Era ripieno e stracolmo di persone, che senza fare la fila nè chiedere permesso entravano ed uscivano di continuo, in un vorticoso e confuso ricambio quasi stagionale.
Troppo grande, o troppo piccolo, dipendeva dai giorni.
Poi spazio e tempo decisero beffardi di fermarsi per un po', e fu così che si incrociarono.
La spalla di lui contro l'ombrello di lei, il piede di lei sul suo.
Si chiesero: "Scusa", e da subito si amarono.
Il sorriso di lei, fu luce per lui, gli occhi di lui, ferma certezza.
Bastò un battito di ciglia, come d'ali di farfalla, perchè lo stato embrionale dell'dea fosse concepito.
E fu l'inizio, cui seguirono sguardi fugaci e silenzi di parole, coincidenze sempre meno casuali, il film imperdibile, i saluti imbarazzati.
E fu la fase di latenza, di sensazione criptata, in cui si sentiva ma rimaneva ombra, affidata ad un destino che gioca con le vite e mischia le carte.
E intanto l'idea cresceva, e si faceva di giorno in giorno più definita, e premeva per venire alla luce.
"Cammina con me" le disse.
Lei si allacciò le scarpe, e tacitamente disse un fragoroso sì.
E fu salita, sudore e fatica, sterpaglie e rovi tra i piedi.
Ma fu conoscenza, soprattutto, condivisione e gratuito e voluto esserci.
Fu scoperta, continua e mirabolante, fu stelle alpine seccate al sole e more succulente.
"Voglio che sia per sempre" disse lei.
E "Ho sempre desiderato chi parlasse per me" rispose lui.
E da lì, furono solo vasi di rose, che sbocciano con fragranza eterea e si ammirano da lontano, incastrati in quelle gabbie salvavita d'acciaio verdone che li tengono appesi ad un balcone che guarda verso i monti, proprio dove il sole esplode prima di tramontare, rendendo il cielo intorno guarito di rosa, e di fiori d'arancio.
[La produzione de I Griffin sta per mandare in onda un episodio della serie in cui Peter parla con il profeta Maometto. Mrs. Garrison (dopo un intervento di vaginoplastica), la maestra della scuola elementare di South Park, a seguito degli accadimenti in Danimarca e della maglietta di Calderoli, monologa con la classe a riguardo.]

Welcome to Muslim sensitivity training!
It is important for us to understand why the Muslims feel the way they do and why we can never show an image of Muhammed.
Let's all look at why Muslims are upset: first of all in the Muslim religion you're not allowed to have what..? SEX, good! There's no sex until marriage in the Muslim world. Now this would be fine except that in the Muslim religion you also can't..anybody? JACK OFF! Ok, jacking is strictly forbidden in the Muslim religion. And what do we know about the places Muslims live: they live in..good! SAND.
Now put yourself in the shoes of a Muslim: it's Friday night but you can't have sex and you can't jack off, there's sand in your eyes and probably in the crack of your ass and then some cartoon comes along from a country where people are getting late and marks your prophet.
And you know what? I would be pretty pissed off too!
L'erba voglio c'è solo nel giardino del re, diceva colei che mi accudiva quando i denti da latte cadendo lasciavano finestre nere nei sorrisi.
E da quando è diventato così difficile scavalcare? E' solo la pigrizia dello sperimentare il non routinario, o è vero e proprio (infondato) terrore? Ma come nelle favole, il padrone del giardino recintato da muri altissimi non è forse poi un simil orco buono che lascia sgambettare i marmocchi felici e giocare sugli alberi gravidi di frutti? L'ebbrezza del trasgredire, il quant'èbbella giovinezza.. Io giovane, vivo a date di scadenza. Rinasco nell'immediato successivo per sentire il ticchettìo che comunque mi scandisce la fine. Deperibile, come un cartone di latte. Che subisce reincarnazioni a catena.
Fatto sta che si vive di miraggi e l'erba voglio ha perso credibilità. Ce la sogniamo, ne immaginiamo forme colori sapori consistenze ma non la cerchiamo più, sopraffatti da un senso del dovere che fa diventare grandi prima del previsto. Rincorriamo mete e traguardi prefissati per altri con altri da altri, ma siamo maratoneti stoici in ogni caso. Non perchè sia necessario conseguire l'obiettivo ma perchè correre è ciò che è giusto fare. Leggi non scritte di parole non pronunciate. Si chiama plurale di maestà (senza trono).
Se le banane frullate non sanno di lampone, perchè giocare all'alchimista invece di attendere la stagione propizia? E ciò che è peggio: Morandi, mettendo insieme i suddetti prodotti della terra, perchè non è ancora stato linciato?

the tellers, second category