Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.

Perchè alla fine ci piace esser nostalgici.
Alla fine ciò che non importa non può nuocere.
Forse, al fine, hai solo bisogno di rimanere nella vasca finchè l'acqua non si raffredda deprivata della temperatura dall'avida bramosia dell'aria ambiente, finchè lo specchio non perde autonomamente quella patina offuscante evanescente di vapori, finchè le dita non sono altro che un cumulo di rughe e la pelle perde la sua consistenza elastica. E di accorgerti che non fa più così caldo, e che galleggiare nel bianco non è come farlo nel mare.
Ho la macchina accesa. Preparati nel più classico e ininfluente ritardo. Aspettiamo in ogni caso. Trombette cappellini coriandoli cicli dei liquidi. In tuo onore.
Sono tutto. Sono in potenza, buon Aristotele, dio e demone, eccellente e pessimo, onnivoro e cachettico. Sono niente. Non esisto. Mediocrità è assimilarsi. Seconda tra due, seconda tra quattro, seconda tra mille. Il podio non è mai mio in fondo.
Nasci nella riproposizione animale dell'amore platonico capace di divenire il meglio e il peggio.
A volte è solo colpa della natura autolesionista insita tra i meandri collagenici del tuo corpo. Dici troppo, dici troppo poco, e ti torna tutto addosso con una potenza e una veemenza tale da schiacciarti.
Il crollo di una diga è un evento spettacolare. Lo guardi dal lato che ti garantisce la salvaguardia dell'essere, e vedi l’impeto di molecole composte di ossigeno e idrogeno che collidono e esplodono e si alzano e fondono e poi cadono, e non puoi fare a meno di rimanere attonita a godertelo. C’è chi invece, al tuo fianco, pensa alla devastazione che porterà al paesottolo a valle. Ai bambini che aspettano babbo natale, alle nonne che intrecciano sedie di vimini sedute su panchine di marmo con la schiena appoggiata al muro rustico delle case a tetto bianco piatto, ai cani con la lingua di fuori che son troppo stanchi e troppo vecchi per nuotare, ai signoroni muscolosi, sudati nelle loro canotte di cotone, un po’ soprappeso e abbronzati che falciano spighe altissime in una distesa giallognola. E non può fare a meno di pensare.
Ti butto addosso il mio essere perfettamente imperfetto, ti affido il mio forziere pieno di giochi e di bolle di sapone. Ti credi sufficientemente adulto per permetterti di aprirlo sporadicamente, divertendoti quasi di nascosto, perché i mocciosi del tuo palazzo hanno iniziato ad usare biciclette senza rotelle, perchè la bambina della porta accanto ha deposto le barbie e ti piace vederla ancheggiare guardandoti, innocentemente subdola, morbosamente viziata.
Vigliacco, pavido, narcisista ostentante, forse solo troppo buono. E ponderante, e tutelante, e rallentato e impaurito con un armadio di maschere da vestire a piacimento.
As is. As me.
Tempra per le nostre ossa, calcio per i nostri muscoli.
matis yahu, close my eyes