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Utente: laMuscia
Avevamo studiato per l’aldilà un fischio, un segno di riconoscimento. Mi provo a modularlo nella speranza che tutti siamo già morti senza saperlo.

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giovedì, 29 marzo 2007

could you ever forgive, if you can't really forget?

Volti sorridenti e velata malizia, buonismo profuso come fragranze floreali.
Non sono troppo ipocrita da essere accomodante. Giudico, pregiudico, affibio appellativi e spaccio contestazioni. Non paga, ma non sarò mai sottomessa al gioco di potere che implica di scendere a patti per ottenere un guadagno. Quanto meno sono disposta a tornare sui miei passi, ad ammettere l'errore, e rivedere la posizione.
 
"Ci sono due razze di siocchi: quelli che non dubitano di niente e quelli che dubitano di tutto"
Principe di Ligne, Mes écarts ouo ma tete el liberté
 
Ci sono cose che restano. Gli eventi, gli amici, gli amori.
Ce ne sono altre destinate a riciclarsi, a re-inventarsi, a sfruttare escamotages per risorgere o colare a picco.
 
Bianco o nero. No way out. E in tutto il lasso spazio-temporale in cui scorrono le lughezze d'onda in carico della definizione dei due estremi della scala cromatica,  le sfumature del grigio.
Gli Articolo 31, quel fenomeno da baraccone mediatico e deprecabile, cantavano in uno dei quasi unici attimi di lucidità concessagli "perdono i miei nemici ma tengo i loro nomi in mente".
Serbare rancore è quanto di più naturalmente inevitabile.
La granulazione tissutale incolla soluzioni di continuità, il processo cicatriziale translucido permane visibile a ricordare. Se l'evidenza rimane sotto gli occhi per mantenere vivo quel che è stato l'attimo il cui la lama ha trapassato le membra, come si può dimenticare? E se non si è in grado di rimovere mai completamente, come si può perdonare chi ha deturpato il guscio che ricopre?

postato da: laMuscia alle ore 14:11 | link | commenti (3)
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lunedì, 26 marzo 2007

indipendence day

So many sheep i quit counting
sleepless and embarrassed about the way that i feel
trying to make mole hills out of mountains
building base camp at the bottom of a really big deal
and did i tell you how i stopped eating?
when you stopped calling me
and i was cramped up shitting rivers for weeks
and pretending that i was finally free

No you can't leave me HERE
now that your back
you'd better stay this time
cause you say the coast is clear
but you say that all the time

E di lei parlerei millenni. Ma ascoltare è molto più che sufficiente.


postato da: laMuscia alle ore 00:44 | link | commenti (1)
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sabato, 17 marzo 2007

arriva o no?

"Ho solo una domanda da farti e poi me ne vado: mi dici perchè odi tanto gli uomini?"
"Scusami?"
"Noi ci conosciamo appena quindi non puoi avercela soltanto con me"
"Ma insomma si può sapere che cosa vuoi?"
"Voglio solo conoscerti un po' meglio.. Fammi un favore.. Non riesci per un secondo almeno a pensare a me come a uno che non è del tutto stronzo come ctredi? Che può anche darsi che tu mi piaccia molto e che forse l'altra sera è stata speciale? Credi di poter riuscire a pensarlo?"
"No, forse sono andata a letto con troppi baristi".
 
Miranda in uno dei suoi più eclatanti inni al cinismo rifiuta l'idea di un lieto avvenire in virtù di un empirismo sfavorevole e protratto. Che poi coronino il loro sogno di piume di struzzo e palloncini rosa con un moccioso e una villetta nel Queens non ha troppa importanza, è un film.
 

La persona giusta esiste. Là fuori, da qualche parte. Quella per il cui pensiero sorridi, per la cui stupidità ridi. Attonita per intelighentia, ammaliata per sinuosa sensibilità, adorante x shockante abilità nello stupire.
 
Dicono ci siano 7 donne per ogni uomo. Penso che ci sia per ognuno l'altra metà della coppia. Coppia preformata, che si sta cercando e si rincorre per il globo intero, solo ci si mette un po' a trovarsi per le distanze sconfinate, e perchè entrambi hanno una miopia trascurata e vedono le cose sfocate. Il mio principe azzurro cavalca un asino e arriva dall'Australia orientale per regalarmi un atollo intero. Arriva, basta avere pazienza.

postato da: laMuscia alle ore 17:23 | link | commenti (14)
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domenica, 11 marzo 2007

dialogo allo specchio

Si guarda allo specchio, nella sua ultima notte da uomo libero. Un indelebile chiaro cita FUCK YOU! sull'angolo in basso a destra.

“Sì…vaffanculo anche tu - Affanculo io? Vacci tu! Tu e tutta questa merda di città e di chi ci abita. In culo ai mendicanti che mi chiedono soldi e che mi ridono alle spalle. In culo ai lavavetri che mi sporcano il vetro pulito della macchina. In culo ai Sikh e ai Pakistani, che vanno per le strade a palla con i loro taxi decrepiti…puzzano di curry da tutti i pori, mi mandano in paranoia le narici…aspiranti terroristi, E RALLENTATE, cazzo! In culo ai ragazzi di Chelsea, con il torace depilato e i bicipiti pompati, che se lo succhiano a vicenda nei miei parchi e te lo sbattono in faccia sul Gay Channel. In culo ai bottegari Coreani, con le loro piramidi di frutta troppo cara, con i loro fiori avvolti nella plastica: sono qui da 10 anni e non sanno ancora mettere due parole insieme. In culo ai Russi di Brighton Beach, mafiosi e violenti, seduti nei bar a sorseggiare il loro tè con una zolletta di zucchero tra i denti; rubano, imbrogliano e cospirano…tornatevene da dove cazzo siete venuti! In culo agli Ebrei Ortodossi, che vanno su e giù per la 47a nei loro soprabiti imbiancati di forfora a vendere diamanti del Sudafrica dell’appartheid. In culo agli agenti di borsa di Wall Street, che pensano di essere i padroni dell’universo; quei figli di puttana si sentono come Michael Douglas/Gordon Gekko e pensano a nuovi modi per derubare la povera gente che lavora. Sbattete dentro quegli stronzi della Enron a marcire per tutta la vita… e Bush e Chaney non sapevano niente di quel casino?! Ma fatemi il cazzo di piacere! In culo alla Tyco, alla ImClone, all’Adelphia, alla WorldCom. In culo ai Portoricani: venti in una macchina, e fanno crescere le spese dell’assistenza sociale…e non fatemi parlare dei pipponi dei Dominicani: al loro confronto i Portoricani sono proprio dei fenomeni. In culo agli Italiani di Benson Hurst con i loro capelli impomatati, le loro tute di nylon, le loro medagliette di Sant’Antonio, che agitano la loro mazza da baseball firmata Jason Giambi, sperando in un’audizione per I Soprano. In culo alle signore dell’Upper East Side, con i loro foulard di Hermes e i loro carciofi di Balducci da 50 dollari: con le loro facce pompate di silicone e truccate, laccate e liftate…Non riuscite a ingannare nessuno, vecchie befane! In culo ai negri di Harlem. Non passano mai la palla, non vogliono giocare in difesa, fanno cinque passi per arrivare sotto canestro, poi si girano e danno la colpa al razzismo dei bianchi. La schiavitù è finita centotrentasette anni fa. E muovete…le chiappe, è ora! In culo ai poliziotti corrotti che impalano i poveri cristi e li crivellano con quarantuno proiettili, nascosti dietro il loro muro di omertà. Avete tradito la nostra fiducia! In culo ai preti che mettono le mani nei pantaloni di bambini innocenti. In culo alla Chiesa che li protegge, non liberandoci dal male. E dato che ci siamo, ci metto anche Gesù Cristo. Se l’è cavata con poco. Un giorno sulla croce, un weekend all’inferno, e poi gli alleluja degli angeli per il resto dell’eternità. Provi a passare sette anni nel carcere di Otisville. In culo a Osama Bin Laden, a Al Qaeda e a quei cavernicoli retrogradi dei fondamentalisti di tutto il mondo. In nome delle migliaia di innocenti assassinati, vi auguro di passare il resto dell’eternità con le vostre settantadue puttane ad arrostire a fuoco lento all’inferno. Stronzi cammellieri con l’asciugamano in testa, baciate le mie nobili palle irlandesi!
In culo a Jackob Elinsky, lamentoso e scontento. In culo a Francis Slaughtery, il mio migliore amico, che mi giudica con gli occhi incollati sulle chiappe della mia ragazza. In culo a Naturelle Riviera: le ho dato la mia fiducia e mi ha pugnalato alla schiena, mi ha venduto alla polizia…maledetta puttana! In culo a mio padre, con il suo insanabile dolore: beve acqua minerale dietro il banco del suo bar, vendendo whisky ai pompieri inneggiando ai Bronx Bombers. In culo a questa città e a chi ci abita. Dalle casette a schiera di Astoria agli attici di Park Avenue, dalle case popolari del Bronx ai loft di Soho, dai palazzoni di Alphabet City alle case di pietra di Park Slope e a quelle a due piani di Staten Island. Che un terremoto la faccia crollare. Che gli incendi la distruggano. Che bruci fino a diventare cenere, e che le acque si sollevino e sommergano questa fogna infestata dai topi.

No. No... In culo a te, Montgomery Brogan. Avevi tutto e l’hai buttato via, BRUTTO TESTA DI CAZZO!”


postato da: laMuscia alle ore 01:19 | link | commenti (7)
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lunedì, 05 marzo 2007

deba

Usava un velo translucido a ricoprire le sue unghie. Nessuna metodica elaborata, nessuna cura da beauty farm. Solamente una curvatura aggraziata, una linea morbida a segnare il confine tra il bianco e il rosa.
Dettagli. Preziosismi a conferire definizione.
Non era mai stata ciò che propriamente si definisce donna. Non era di lei tipico il cervellotico accanirsi, il geloso imporsi, il paranoico tediarsi. Viveva come un viandante.
Naturale era rimanerne attratti, obbligato il fermarsi, e guardare quale direzione al fine prendesse. In fondo chi è in grado di portare un pianoforte sulle spalle senza graffiarlo senza chiedere aiuto e senza lamentarsi di peso o stanchezza è sempre incluso nell'immaginario collettivo dell'eroe.
La pelle color nocciola, gli occhi scuri. Sicuri. Sfuggenti. Critici.
Convenevoli da evitare, spontanea.
Mina impazzita, raramente viveva ciò che le andava, ma si definiva un buon compromesso col mondo.
Non aveva l'abitudine di compiangersi, o forse lo faceva lontano dagli occhi del mondo.
Davvero, nessuno conosceva a fondo chi fosse, nessuno in grado di penetrarle la testa. Non l'avrebbe mai permesso.
Camminava per ore intere, con tutto quel che aveva da fare. E per rimpolpare i tempi faceva con le mani tutto quel che le serviva continuando a muovere i piedi.
Leggeva, scriveva, prescriveva, chiamava, stuzzicava al volo briciole di pane, mordeva tranci di vita.
La amavano, in tanti. Era stimata, apprezzata, se ne riconosceva genialità sfaccettata.
Lei era gentile con tutti. Lei ne disprezzava la metà. Amava schernire, essere tagliente con grazia, mostrarsi senza potere e mantenere sempre il coltello dalla parte del manico.
Ci riusciva, avrebbe fatto grandi cose.
Non si sarebbe mai fatta fermare sul serio, non poteva fidarsi, non più, non ancora.
I capelli abbozzati in qualche forma mal definita, l'aspetto inviolabile e invitante, come le bocce di vetro con dentro la neve, splendidi arcani da non toccare mai davvero. 

postato da: laMuscia alle ore 14:00 | link | commenti (10)
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sabato, 03 marzo 2007

MFA

Il reggae inizi a conoscerlo in maniera vaga quanto saccente quando nel tripudio dell'onnipotenza adolescenziale decidi che sì, lo ska è la spalla d'eccellenza del punk rock, che sì, non c'è musica migliore di quella che scatena un pogo violento di corpi sudaticci grassi e incuranti, che sì, sei fiero del tuo conoscere i Punkreas e del tuo pedinare gli Shandon e pensi che sì, i jeans strappati e le Airwalk saranno sempre a far da guscio al tuo corpo, perchè tu sì, tu sì che sei un alternativo. Tutti gli altri sono capelloni figli di Satana o bobbaz zammatauri che si fanno di mazica disco dens unza.
Poi cresci. Cambio di forma implica cambio di funzione.
Nuovo ruolo nel mondo, nuovo marchio a vedersi.
L'abito non fa il monaco. Bah.
E quando cresci rinneghi lo stile proto punk, i mille bracciali le catene e il trucco pesante, le domeniche in Senigallia, i capelli lunghi e il chiodo, Fat Mike e la Fat Wreck che hai finanziato, e capisci che sì, grazie alla madonna entrambe le correnti erano infatuazioni momentanee e grazie a dio entrambe le sonorità sorpassabili, e capisci che sì, pòp màllo è molto più che propensione alla cannabis e jammin' e che gli Afi forse non sono il meglio del sound delle generazioni a venire.
 
Bru, il guru dell'epoca dei dinosauri del metallo pesante, il mai fevorit allighèitor di ogni tempo, ha lasciato oltre a tutto il resto un paio di perle che mai potrò eludere dalla mia conoscenza globale e globalmente limitata tra cui: "il reggae è bello, sì, due canzoni, poi basta eh..ci ha già rotto i coglioni".
Bru ama il live e l'azione sul palco. Mi son persa quel gran bell'uomo di Justin Hawkins vestito da diavoletto con petto in vista. Lui l'ha insultato per tutta la settimana successiva. In compenso io e lui abbiamo visto il concerto della vita, l'ineguagliabile, l'irripetibile. The Cure, Polly Jean Harvey, The Pixies, Ben Harper. Aveva organizzato tutto. Noi, il Doblò (tu-tturù-tturuttù-ah-haaa-haaa..), litri di caffè beatamente dispersi per terra nel vano posteriore, dischi a non finire, stupefcenti a go-go, ritorno a base di agonisti delle metilxantine. Caffè e Red Bull all'Autogrill "Vai tra, guida mezz'ora poi mi riprendo io". La frase successiva fu "Bru, siamo a casa". Bello Bru, il mio socio della terra.
Bruzzo ha stirato col Pajero un coniglio all'altezza di Mombello caput mundi urlando PORCO DIAVOLO e colpendosi la fronte, corrucciandosi in volto e facendo finta di non adirarsi mentre ridevo. Una delle scena più esilaranti degli ultimi 25 anni.
Bru in una fattanza letale rideva in faccia a degli svizzero-tedeschi venuti a suonare quando il Palomar non era ridotto ad una Fenice arsa, perchè sembravano transgender, avevano la faccia pittata come a carnevale, suonavano come mucche macellate. E dal vetro sillabava "mi fat' shchif'e", e io e Colo ridevamo a fuego, non so se più per lui o più per loro.
Bru ha la fobia più assurda che conosca: che la gente si butti in mare mentre lui è sovrappensiero. E la Ire, e Anto. Basta che lui giri lo sguardo che uno dei suoi compagni di qualsivoglia viaggio rischi la vita. "Eh, non l'ho più vista/o..cosa ne so, magari si è buttata/o, è stata/o male..".
Bru fa stra ridere.
Bru ascolta gli Angra, e diventa angry quando Bubbùdenny concentra tutta la sua idiozia per infilare il disco nella fessura tra l'autoradio e il vano che contiene l'autoradio, piuttosto che in quella apposita perchè i ciddì vengano letti e non graffiati senza possibilità di recupero.
Bru mi ha costretto a vedere The Ring, ma nonostante mi abbia fatto scialacquare del cash per una pellicola che nn ho visto (samara dimmerda) rimarrà nel cuore per la notte del maximum defluxus della Marea, il getto d'aria che spanna il parabrezza e disitrata le mucose.
Bru parla vetusto. Dice CANI! e MALEDETTI! con l'accento di Pozzetto, anche se nega spudoratamente. E il meglio di sè lo dà nell'imitazione di Pasquale La Ricchia citando "SIT'PèC TèLLE BùTTàUNE".
Bru mi ha gabbato ed intortato x una pedalata di 15 km in una caldissima Pasquetta a destinazione grigliata. Potevo morire, lui e il suo fisico da atleta e il suo ISEF del cazzo. Il ritorno è stato misericordiosamente boicottato grazie a Cristo risorto.
 
Tutto questo perchè per caso mi trovo Alpha Blondie che risuona, mi trovo a rimescolare le carte del mio scibile musicale senza trovare spiragli interessanti, e mi trovo ad essere il risultato biologico ed algebrico di tutto ciò che ha contribuito al mio crescere.
 
Si dice che vivere è andare in avanti, quindi niente àncore dovrebbero limitare i movimenti o trattenere il campo d'azione. E' dunque ogni anno vissuto un carico di zavorra da lasciarsi alle spalle? La sola verità, rimane una: teen age angst has paid off well, now i'm bored and old.
 
E' stata una giornata pesante. 

postato da: laMuscia alle ore 16:34 | link | commenti (3)
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venerdì, 02 marzo 2007

la tomba solitaria di paula schultz

"Si dice che il killer numero uno delle persone anziane sia il pensionamento"

postato da: laMuscia alle ore 19:14 | link | commenti (4)
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giovedì, 01 marzo 2007

il sogno del gorilla bianco

Quando Red Ronnie acculturava le menti dei giovani ascoltatori che anelavano a pezzi d'arte ed il Roxy Bar era profusore di essenziali mattoni di cultura musicale, quando Mixo in Coloradio Viola passava tutto ciò che nessun altro osava, allora 3 ragazzetti con un accento da triveneto potente suonavano con una maschera a mo' di teschio e giravano i circoli dell'hinterland e non concedevano interviste se non col volto coperto. Parlavano poco, suonavano un buon paio d'ore con accordi elementari, bridge banalotti, repertorio ben eseguito, chitarra basso batteria. E nel cosìdetto Belpaese, forse c'è bisogno di più roba di un calibro così terreno, e così dannatamente elevato.

Va tutto bene, non ti devi preoccupare non per me
mi sono fatta male, ma ho imparato come si fa
occhi sorridenti, una pulita alle braghe
nessuno può volere i soldi che non ho
e i miei sogni sono complicati, ti assicuro quelli no

Va tutto bene, spero davvero anche per te
il tempo è dei peggiori, anche per fingere
impara a cadere presto, perché presto succedrà
e intanto ridere delle cose, che qualche volta ti servirà

But I am a country boy e futuro non ne ho
condivido quest'inferno con te e quando voglio canto


postato da: laMuscia alle ore 19:47 | link | commenti (3)
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