Tredici giri intorno al sole fa, un paio di giorni fa, moriva colui che non si nomina.
Come un uomo cui hai lasciato il cuore sul comodino, e che girandosi nel sonno l'ha lasciato cadere e dimenticato tra la polvere sotto il letto. Come quello stesso che ti lacera, ma che non smetterai mai di amare, in un qualche morboso masochismo.
Oggi, chissà quanti mille giorni fa, si scopriva l'epifenomeno di uno sparo che squarciò il silenzio, e che nel silenzio rimase per un paio di ventiquattr'ore.
Oggi, allora, un pezzo di mondo rimase shockato, atterrito, perso.
Come si possa devolvere un'intera esistenza ad un icona mai conosciuta è un fatto inspiegabile come le stimmate, e probabilmente altrettanto vero ed altrettanto criticabile.
Migliaia di ottimi dischi che nessuno apprezza, centinaia di singoli eccelsi che MTV non passerà mai. Ricerco, indago, scatole chiuse per caso aperte e amate, aka Horses di Patti che tanto schernivi.
Eppure, nessuno sarà mai in grado di spiazzarti dal primo gradino iridato.
Fatico a pronunciarti, mi rattrista ascoltarti, lutto mai metabolizzato.
Sono una teen ager sconvolta perchè il suo idolo si è fatto forgiare una fede, sono la ragazzetta con vestiti improponibili col sogno infranto di sposare Simon Le Bon.
Sono fedele seguace, della stirpe di chi sul serio ha vissuto di te, di Burroughs e cut up, di Roma, di Diet Grrrrrrl e Daniel Johnston, di Chad Channing e About a Girl, di chi si prefigge un volo intercontinentale solo per porgere saluto ad una pietra verticale, di chi spera che tua figlia possegga parte del tuo sangue infetto e si ricordi quel poco che ha vissuto.
Auguri, per i 40 che non hai mai compiuto.