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Utente: laMuscia
Avevamo studiato per l’aldilà un fischio, un segno di riconoscimento. Mi provo a modularlo nella speranza che tutti siamo già morti senza saperlo.

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lunedì, 30 luglio 2007

"Il bello bello bello forse non esiste, perchè non fai a tempo a dirlo una volta che già ti sparisce da davanti agli occhi, e ciò che rimane è il ricordo stranito di qualcosa che sta nel mezzo tra sogno e vita vera, e non sai dove si colloca."
E la sua sconveniente teatralità, si rendeva conto, era solo un eterno provare ad offuscare tale convinzione. 
Come uno gnomo di gesso, di quelli colorati a tinte pastello che cambiano con l'umidità e ti dicono se domani pioverà. Pieni di cristalli che riflettono e rinfrangono minuscoli raggi di luce, che paiono mondi assoluti eterei e felici.
Li guardava estasiata e si chiedeva se davvero, pur nella barba lunga e nella punta arrotolata di una scarpa filo Medio-Oriente, sarebbe mai stata eletta ad un punto tale da poterne avere uno. Per questo li ammirava da lontano, quasi timorosa, perchè se solo avesse osato prenderli tra le mani avrebbero potuto disintegrarsi, e franare come minuti granelli di sabbia che scorrono tra le dita.
 
Era molto meglio vedere tutto quanto ci fosse di prezioso, occuparsi in un delirio di impegni esponenzialmente crescenti dilazionati in un sempiterno ed immutabile ammonto di ore giornaliere, piuttosto che stare davanti al frutto proibito e sapere che non avrebbe mai avuto il coraggio di sperimentarne la consistenza.
 
<<Tutto ciò che il Potere del Mondo fa, lo fa in circolo. Il cielo è rotondo, e ho sentito dire che la terra è rotonda come una palla, e che così sono le stelle. Il vento, quando è più potente, gira in turbini. Gli uccelli fanno i loro nidi circolari, perché la loro religione è la stessa nostra. Il sole sorge e tramonta sempre in circolo. La luna fa lo stesso, e tutt'e due sono rotondi. Perfino le stagioni formano un grande circolo, nel loro mutamento, e sempre ritornano al punto di prima. La vita dell'uomo è un circolo, dall'infanzia all'infanzia, e lo stesso accade con ogni cosa dove un potere si muove. Le nostre tende erano rotonde, come i nidi degli uccelli, e inoltre erano sempre disposte in circolo, il cerchio della nazione, un nido di molti nidi, dove il Grande Spirito voleva che noi covassimo i nostri piccoli.>>

postato da: laMuscia alle ore 12:58 | link | commenti (3)
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domenica, 22 luglio 2007

Se da lontano senti il cielo che rintuona non pensare ai fuochi d’artificio, pensa piuttosto che sta arrivando un temporale. E infatti.

KA-BOOM.

 

[E tutto d’un tratto, il silenzio era tutto intorno.

Si poteva tirare un sasso ad un vetro e sentirlo infrangersi in schegge minute che rimbombavano nell’aria con echi concentrici.

Sedeva in un cratere della luna, come nelle copertine di Antoine de Saint Exupery.

Rinasceva in solitaria, nella placenta a-materiale di un’atmosfera inesistente.]

 

Poi pensa però che, pace all’anima del buon Brandon Lee (The Crow non è un film, è un’istituzione) non può piovere per sempre, quindi è destino che il sole torni a far breccia tra le nuvole, e allora potrai anche sentire la potenza pirotecnica esplodere.

 

La verità è quanto di più relativo esista.

“School of the flowers”, “Horses” o “Horses in the sky ” sono album che ti cambiano la vita, o sono le più insulse troiate simil afone mai incise. Un Rothko è una merda galattica o il genio dipinto su tela.

Se è solo questione di punti di vista, che cosa impedisce la comunicazione e perché non si riesce a scorgere lo stesso scorcio?

 

 

 

Tutto dipende dagli occhi con cui si guarda, tutto dipende dagli occhi di chi guarda.

Il male e il bene si assumono a priori, senza il passo che sposta la prospettiva e permette di cambiare la visione e capire l’opinione. Mia nonna mi diceva sempre “stà’tènta, tròp bùn tròp ciula!”: avevo 5 anni e una carriera già spianata che conduceva all’inculaggio.

Pensare che sogno a tutt’oggi di fare un giorno l’astronauta e ripetere l’allunaggio, ironia dell’assonanza..

 

Voglio vivere così, col sole in fronte.

Anche quando brucia e fa male agli occhi, sarebbe decisamente peggio farne a meno.

 

“You are my sunshine
My only sunshine.
You make me happy
When skies are grey.
You'll never know, dear,
How much I love you.
Please don't take my sunshine away”


postato da: laMuscia alle ore 11:15 | link | commenti (2)
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venerdì, 13 luglio 2007

invettiva

Si vede di me il decimo percentile apparente. Il restante corposo affondato che mi costituisce rimane all’oscuro, nella profondità delle acque silenziose.

Un cumulo imponente di ghiaccio che non teme il sole. Maestoso, sicuro, ineffabile.

Eppure non ho fissa dimora, mi sospingono le correnti, non ho ancoraggi stabili.

Eppure mi trovo abbandonato ad un destino errante e vagabondo. Nel mezzo dell’oceano.

Guardami, studiami, indagami. Nessuno che si sogni di abitarmi.

 

 

 

Inquietudine e bombe mentali.

Mi sento un cavolfiore in una pentola troppo piccola immerso in acqua salata. Ci saranno anche bolle a volontà, ma son quei cento gradi centigradi e quel sentore di ustione che mi puzzano di non-idromassaggio.

 

Ho rischiato la vita e la macchina 5 volte in 4 ore. Oggi. Il bilancio riferito al giorno passato sale a 3 in una.

Ora: io non ho un cazzo contro le minoranze. Relaziono amabilmente con  la popolazione dei gghèis, slango con la Cele di Detroit, parlo con Erion di Tirana, fumo con Pippo di Napulè, dibatto con Vania e Demitrios di Atene. Ho amici sparsi per il globo senza distinzione di razza sesso gusti musicali o enogastronomici (ma ammetto, l’ascolto di Yanni o Mario Merola pregiudica un po’ in effetti, e Gigi D’Alessio all’attivo inficia pesante, nessuno è perfetto). E vivendo, ahimè, il varesino, o divento un militante di Forza Nuova o coltivo l’atarassico valore della tolleranza. Alla fine siamo un botto di colori, e alla fine son troppo cosmopolita per amare il monocromo. Ma se hai la faccia cioccolato, in autostrada devi essere bandito come la caponata ca-a suppressata a colazione. No, son cose che non van mica bene.

 

Uno mi taglia la strada.

Ci sta. Porello. Magari ha appena iniziato a girare con la car in Italy.

Uno si fa Buguggiate-Solbiate a cavallo di due corsie.

Ci sta. Non avrà capito come funziona. Per una decina di km almeno. Quando si dice intuito.

Uno mi taglia la strada.

Ci sta. Porello. Magari ha fatto scuola guida con quello di prima.

Uno mi taglia la strada.

Il figlio di troia che ha in mano la scuola guida è cieco.

Uno ha le luci dei freni fulminate. Rettifico. Uno non è evidentemente in grado di frenare. O si crede Tomba e fa superG tra le altre vetture.

Cazzo ti han messo un mattone sull’acceleratore? Hai mai pensato di guidare le macchine per il crash test? Abbello, c’avemo tre pedali, che volemo fa?

Uno attenta alla mia incolumità con una sportellata.

La sportellata? Fast and furious della minkia, ma ce la fai?

Uno mi taglia la strada.

Basta.

 

O siete tutti cugini rincoglioniti che avete optato per la stessa sede per imparare a guidare, o avete dimenticato la P sul lunotto posteriore.

La P di Pezzi dimmerda.

.


postato da: laMuscia alle ore 00:45 | link | commenti (6)
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martedì, 03 luglio 2007

standing in the way of control

Perchè quando i muri crollano e i mondi collassano, l'unica cosa che permette di sfuggire al medesimo destino è una protratta alienazione. Il trovarsi per magia in un cocoon di speranze, e di presunte o pretese certezze, al di sopra della soglia della superficie.

Vedere il suolo implodere e frantumarsi, e scamparne con l'annullamento.

 

Un pasto frugale perfonde il pomeriggio di fragranze biscottate e conferisce al giorno sontuosità regale, spettacolare come solo un’eclissi sa essere. Peccato per le formiche.

Si vive di altalenanze, come su una sinusoide. Dalla tenera età in cui il raziocinio soppiantò la cultura di Barbie e Bayside School, figurai che questa dozzinale e immediatamente elaborata visione delle cose sia quella più magnificentemente adatta a descrivere il quotidiano.

Attratto dalla prospettiva consegni il biglietto ed occupi la vettura. Ottovolante, dannato, che non si ferma nemmeno smantellando i binari. Sali e scendi, e quando sei al top sei davvero nel posto migliore che si possa mai sperare, ma subito dopo comincia l'inderogabile discesa verso il fondo.

E se è vero che dall’apice si cade e dal fondo si risale, è altrettanto vero che quando ci si trova in mezzo, ad occupare la posizione, tempo e spazio perdono i cardini fisici e si allungano in una dimensione infinita.

 

 

É la stasi che manca, e da questo forse deriva il dramma. E l'inquietudine.

Ne deriva tragicamente una condizione sempiterna che comporta l’alternarsi di stati, sempre e comunque. La nota violenta e un po’ artificiosa di ottimismo forzato risiede nell'attenuante: se il bello non dura eternamente, pur godendo di un'estensione di secondi e minuti, così è anche per il brutto. Prima o poi ci si ricomincia a muovere.

Mai ascoltare la gente in coda. Sti figli delle gnotte mi avevano assicurato che il gettone valesse per una corsa sola.

postato da: laMuscia alle ore 00:41 | link | commenti (7)
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