Sheryl Crow rappresenta il paradigma.
L'esempio emblematico di quanto l'ambiente influenzi il singolo.

Tutto è frutto dell'azione modellante che la socialità opera sull'"io" malleabile che vive in quella corazza di tessuti e organi su due gambe che vagano per i pianeti e cercano un obiettivo perseguibile.
Uh. Chissà se esistono i funghi parlanti da qualche parte..o tipo ammassi gelatinosi con gli occhi sulle antenne..chissà che brutti siamo nelle loro teste..chissà se le meduse hanno una coscienza..
Bhè. Lei sta con Clapton. Lui canta Cocaine e probabilmente si strafanno. Lui è un elemento controverso e un genio indiscusso fin dai tempi degli acidi e dei Cream. Lei decide di lasciargli il cuore sul cuscino e canta capolavori. Lì capii che era arrivata, la divina degna donna un po' cow girl del South in grado di ricevere l'etichetta di divina degna donna un po’ freaked out in grado di succedere a Patti Smith. Un paio di pezzi mai realizzabili, mai ripetibili, di quelli così belli che non conosce nessuno, e mi dissi "Brava, Sheryl, giàssài".
Se il contesto è stimolante e induce alla realizzazione, sei prono a volare verso qualsiasi orizzonte. O almeno ci provi, ma certo non ti adagi.
Lui la lascia, motivi indefiniti che nessuno saprà mai, forse neanche lei. Fatto sta che lei entra nel cupo vortice della melanza, e viene risucchiata come la nave di Poe nel Maelstrom. Scrive, canta, suona e dirige "il mio errore preferito", e si sente che è per l'uomo che ti prende il cuore, te lo coccola, ti fa dormire sulle sue gambe, ti bacia con gli occhi chiusi e con quegli stessi occhi chiusi ti dice che ti ama, senza proferire una parola. Per lo stesso uomo che poi decide senza grosse spiegazioni aggiuntive di portarti il cuore a fare un giro nella sua macchina, di buttartelo fuori dal finestrino, di farci marcia indietro sopra, di reinserire la prima e di farci un burn out, sul tuo cuore già maciullato, sicchè residuino sull'asfalto le strisciate e i brandelli di quel che era la tua intera esistenza.
Dunque esce un po' di scena, e ritorna raggiante.
Con squallidi motivetti da surfista in trip, con un paio di zigomi nuovi nuovi, un paio di tiranti per dimostrare ancora 30nt'anni, un capello mechato che sa di presentatrice di Rai2, una storia con Lance BraccioForte, e un'adozione che oggigiorno fa tanto trendy.
Forse è vera la teoria dei cerchi, forse è vero che siamo quel che diventiamo e assorbiamo.
Forse è vero che si è solo risultato dell’aria che si respira, forse è vero che è molto più facile cambiare e riconoscersi, mentre che ci ha di fronte non ci conosce più.
Forse è vero che una volta che trovi il tuo posto, te ne vai solo se ti cacciano.

Fosse per te ci rimarresti una vita intera.

Lanciò un sasso lontano, senza imporre troppa forza.
Sarebbe stato un ticchettio derivante dallo sbattere sul pavimento, ne avrebbe contato i saltelli prima che si fermasse.
Invece il tonfo sordo prendeva corpo. Il rumore rimbombava come in un hangar di lamiere. Cresceva, vorticoso ed esponenziale e riempiva l'aria.
Le pareti sbattevano con tale vigore che sembrava crollasse l’intera struttura.
E pensare che sembrava un sassetto banale.
Rimase impietrita davanti all’incombente tragedia, membra squassate da fogli d’alluminio taglienti, di quelli grigi che si usavano per fare i tetti delle baracche quando suo nonno da bambina la portava nell’orto e la addestrava su come asciugare bene l’insalata, perché poi se no i conigli muoiono.
Si era generato un boato, la mente rintronata dall’assordante scuotersi delle mura leggere.
Con intensità sempre maggiore si insinuava nelle orecchie il tracollo del mondo sopra la sua testa.
Era l’effetto del vento, i drammi non vengon mai soli.
Le gambe fossilizzate, non faceva cenno a muovere un passo.
Scappare e lasciare implodere il suo regno senza esserne presente non avrebbe avuto senso.
A volte muori.
Semplicemente, senza prodromi di preavviso, senza urla lancinanti.
Sperava solo l’alito di Eolo si placasse.
La rana dalla bocca larga ha ingoiato un pompelmo.
Intero.
Si è fermato sopra i pilastri del diaframma e nonostante la peristalsi non si muove da lì.
Si crea il vuoto assoluto, il cuore si allarga per ovviare all’ostacolo, e lo si sente rimbombare all’impazzata nel torace. Battiti veloci grevi, campane a morto.
Qualcuno lo sciolga. Qualcuno mi aiuti.
Ho un nodo scorsoio nello stomaco. Si alza e si abbassa e occupa spazio.
Qualcuno lo sleghi, io non ricordo più come si fa.
Se fossi una zaurra da giostra, se fossi in grado di tirare un pugno senza lussarmi falangi varie, se sapessi, se riuscissi, se potessi, farei brutto a qualche sgarzola tipo “oh, quello sta come me, ‘zzo vuoi? ‘zzo fai? ‘zzo guardi?”, così, giusto per l’ebbrezza di sferzare un colpo a livello del piloro.
La sensazione gravativa risultante dovrebbe essere questa.
Qualcuno mi aiuti.
Cumulo di terra sulla faccia. Inalando aria dalle narici, allargando un poco le labbra per filtrarla, la respirazione è inficiata dall’aspirazione di un pulviscolo marrone letale.
Sono Kiddo nella tomba di Paula Schultz. (Magari. Magari fossi Kiddo. Magari anche ad Uma arriva la bonza. Chissà.).
Inhale, exhale.
Non si può, e stanno finendo le scorte di ossigeno.
Qualcuno lo sciolga. Qualcuno mi aiuti.
Ho un nodo scorsoio nello stomaco.
Che se solo ci provo si stringe e ci muoio-o.
