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Utente: laMuscia
Avevamo studiato per l’aldilà un fischio, un segno di riconoscimento. Mi provo a modularlo nella speranza che tutti siamo già morti senza saperlo.

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martedì, 20 novembre 2007

american psyco

Gesù, che notoriamente nasce ogni anno il 28 maggio, aveva un amico, Giuda. E giocavano, si raccontavano storielle spassose con una bella morale, si facevano domande, imparavano l’uno dall’altro, mangiavano pane e cipolle in un tavolone con un sacco d’altra gente, e si divertivano, alla fine. Ad una certa però, Gesù sente un campanello d’allarme, e inizia a non star proprio più troppo bene nei suoi panni. Più tardi scoprì che la colpa era di uno sbirro infiltrato con la maschera sorridente, che da allora venne chiamato Giuda lo stronzo.

La gente tradisce e delude dalla notte dei tempi. Con un bacio, per giunta.

E io che pensavo che fossero i finocchi bolliti, l’emblema della cattiveria.

Se l’erba del vicino è sempre la più verde, vuol dire che ogni vicino-del-vicino ha lumato il praticello verdeggiante del vicino vicino. Se un giorno mi alzo e vedo la terra nuda sotto il balcone, l’infame che per primo si prende del figlio di una meretrice di basso borgo è il mio vicino. Eppure non dubiterei mai del Sig. P..

Se chi ci fa più male è chi ci è più stretto, saremo mai completamente al sicuro?


postato da: laMuscia alle ore 16:31 | link | commenti (8)
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domenica, 11 novembre 2007

boiler

E poi, a volte, impazzisci.

Così. Senza motivi particolari.

Senza fattori scatenanti, di quelli che inducono a sane e viscerali napoletanate con pianti isterici e capelli strappati, ma solo per un sovraccumulo costante di minuzie e afferenze da ogni settore.

È la storia della pentola a pressione, in fondo.

Non essendo particolarmente prona alla vita tra i fornelli (io odio, ODIO Antonellina, il 20nt’enne paraculo scalatore sociale che se la fa, Bigazzi sticazzi e la saccenza, la tipa con la voce stridula che detiene l’ABC della carota..) non è che particolarmente abbia a cuore il funzionamento della pila di alluminio che cuoce, però intuisco, e attendo di essere citata in giudizio dai tecnici della Lagostina.

Ad una cert’ora il fischio avverte la buona casalinga che qualcosa bolle in pentola, o che il suddetto qualcosa che bolle in pentola è pronto. Non ne sono sicura. Ma all’acqua, dentro, chi ci pensa?

IO. Babba midollare e paladina sempiterna delle minchiate galattiche.

In un contenitore stagno ci sono millemilioni di molecole dipolari che mai si son viste, mai conosciute. Si trovano tutte attaccate, e ci sta che un paio di loro si vogliano anche bene ma bisogna considerare le altre millemilioni di paia. È tutto come in una congrega di giocolieri. Nazi e fricchettoni e pankarrusi e bobbaz della terra, figheria di Sanba e b-boys da skate e Sempione, alternelli col Diablo e giovani di AN con 22 anni che ne valgono 45. Anche la più protratta indifferenza prima o poi si esaurisce.

Tutte strette e appiccicate, spingi tu che spingo anch’io, scatta la rissa. Si consideri poi che dal basso arriva un botto di caldo, ma tanto! Ne consegue che quelle sul fondo della pentola vogliono andare su per allontanarsi dalla fiamma, quelle più in alto col cazzo che vogliono cedere il posto e far la parte di quelle che si scottano.

E così il pacifismo si trasforma in astio feroce. È così che nascono le guerre, dovrebbero scriverlo sui libri di storia al posto di riempire le pagine di nomi.

Quindi tutte scalpitano, tutte si incazzano, e l’acqua inizia a bollire pesante. E l’insofferenza genera irrequietezza. E come la barca lascia la scia e io ti lascio la firma mia, così si bolle e ribolle senza immersione, vicinanze coatte e fuochi fatui dal fondo. O forse ci si accalora perché non si riconosce il nemico irritante perchè troppo vicino e troppo trasparente.

Se combatti con i fantasmi, e i Ghostbusters non li puoi chiamare perché sono solo il frutto animato di una fervida mente cinematografica, come fai a colpire ciò che di essenza, alla fine, non ne ha?

postato da: laMuscia alle ore 13:04 | link | commenti (4)
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mercoledì, 07 novembre 2007

which equilibrium?

Il problema reale non è la corsa.

Una volta preso il ritmo non è faticoso perpetuarlo.

È forse arduo iniziare, capire e mantenere il passo, ma quando l’ingranaggio è avviato è forse più l’inerzia che la forza effettiva impiegata a farlo andare.

Il problema reale è fermarsi.

E nemmeno lo stop in sé, ma propriamente il lasso di tempo successivo all’atto. Lattacido che riempie le sinovie e soffoca i miociti. Le gambe non reggono lo sforzo quando lo sforzo non c’è più, e fanno male come se scoppiassero. Paradosso della fisiologia, del quotidiano, del muscolo.

Cuore incluso.

Da fermo noti i dettagli che perdi nella fase di moto. Siano essi parole colori volti.

Da fermo i dettagli si moltiplicano esponenzialmente e son tanti che subissano il respiro addirittura. E ci si stanca più del riposo che della fatica.

Stanca di voci, di nomi e incombenze. Di scadenze che slittano, di traguardi mobili, di mezzi sorrisi e ipocrisia, di sonno che non dormo, di sveglie ad ogni ora, di obblighi dall’alto, di parole parole parole e di parole che non dico. Di urla mute lasciate nell’armadio, di agire “per il meglio di…” chissà di chi, del simpa della cumpa da corazza, di guardare dal marciapiede le macchine gremite di chiacchiere. Fuori piove, son senza ombrello e non passa nessuno. Tutti dietro ai cazzi di tutti e nessuno che pensi ai propri, risultato bocche piene e fatti latitanti.

Chiudo tutte le ire del cielo in un vaso sigillato che prima o poi saturo non avrà più posto.

Da fermo pensi troppo e non è mai una cosa buona.


postato da: laMuscia alle ore 23:16 | link | commenti (5)
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giovedì, 01 novembre 2007

i'm sailing away..

Siamo preda di sconvolgimenti quotidiani e repentini, quindi non sai mai davvero dire con certezza cosa ti attende e cosa puoi aspettarti, ma puoi dire quello che speri succeda, ed è un gran bel passo avanti.

La donna media entra in crisi per un’unghia rotta, l’uomo medio per la calvizie.

Making mountain out of molehills è l’attività preferita del mammifero dotato di parola, e son sempre gran troiate che riempion l’aria di fumo. È come bruciare le foglie che sembran mille e pesan niente, e fan fumo che pare un geyser in attività. Mhm, mi piàc troncàr le paròl.

Vivo nella uànza di un serpente che si morde la coda. All'inizio stranisce l'umidità, la luce fioca, poi basta un'abatjour e un divano, una stampa carina sul "muro" e quasi non ci si accorge della differenza. Con una stanza sigillata a porte chiuse. Posso camminarne l’intero perimetro. Conosco a memoria ogni singolo centimetro e posso dire di stupirmi ogni volta per il dettaglio che mancava. Sono sempre nella stessa immutata stasi del calore delle viscere di questo animale. In fondo posso credere di essere dentro un salvagente e pensare che un giorno un corallo della Nuova Zelanda bucherà il mio involucro e prigione. Il foro che fa PSSSSS mentre sgonfia la camera d’aria sarà la mia via d’uscita.

Se è vero che la storia è ciclica, non ci saranno forse mai cose nuove o impressionanti. Sarà tutto una copia del pregresso, del successo, del passato, modificato nella forma o nel colore, ma pur sempre di una matrice già vissuta, scoperta, accaduta.

Se si vive di duplicati già stati, allora si vive di un eterno déjà vu.

Tipo che si fa e rifà e ri-rifà ciò che si è già fatto, rifatto, ri-rifatto. Tipo quando inizi a togliere le rotelle dalla bicicletta e devi stare in piedi da solo quando papà toglie la mano dal sellino per tenerti in equilibrio. Forse la prospettiva di riprodurre le stesse gesta volge al tentativo di ottenerla in maniera perfetta.

Forse ho sempre un po’ troppa fiducia.

E Matrix insegna, se c’è un déjà vu c'è qualcosa che non va nel sistema.

Alla fine però nemmeno i gemelli sono uguali.

"È strano, a volte basta non fare niente e le cose si aggiustano da sole".

Penso che davvero a volte i chiarimenti non servano.

Perché spesso è più facile non affacciarsi alla verità di poter essere in torto.

I chiarimenti non servono perché spesso conviene credere ai mostri che ci creiamo nella testa, perché sono tutti brutti e cattivi e vogliamo mantenerli spaventosi.

I chiarimenti non servono perché a volte è solo necessario limitare il danno, sapere che la rosa più bella del mondo ha le sue inevitabili spine, senza necessariamente toccarle per capire che tagliano.

 


postato da: laMuscia alle ore 14:28 | link | commenti (2)
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