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Avevamo studiato per l’aldilà un fischio, un segno di riconoscimento. Mi provo a modularlo nella speranza che tutti siamo già morti senza saperlo.

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lunedì, 10 marzo 2008

marchy morning

Dopo mesi riscopro la vernice nera della car.

Quando il cielo è terso, l’alto lombardo che guarda alla svizzera acquista connotati eterei che comprovano l’esistenza dell’Autorità Superiore perché noi bipedi, supremo popolo dalle gran teste di cazzo, una cosa del genere non potremmo mai nemmeno averla pensata.

Il parabrezza, lucido come non mai, rivela un tumulto di celeste e blu spruzzato di bianco.

A mo’ di collage le nuvole si ammassano e schiariscono e si gonfiano.

Da mocciosetta con le ginocchia sbucciate e il papà sorridente, speravo sempre lui mi portasse su un aereo e mi buttasse dentro una nuvola gigante. Io dovevo caderci dentro a bocca aperta e schiantarmela di gusto perché in realtà è tutta fatta di panna montata.

E i colori e le tonalità erano così perfettamente miscelate che parevano scaglie di cartoncino scolpito da un amabile artista cieco. Era d’un bello che toglieva il fiato.

 

 

Se l’arte è soggettiva, quella zoccola taglia 38 con evidenti bombe mentali che si permetteva di giudicarmi, che cazzo voleva da me? Cresco con la stimmata di non riuscire a disegnare nemmeno un albero perché dall’appena sufficiente non mi schiodavo neanche sotto natale.

Sta troia. Io mettevo la colla sul mio bel Fabriano bianco A4 e dall’alto ci facevo cadere a pioggia lenticchie, fagioli, e quella spezia di cui ancora non so il nome che era di un rosso vivo così bello che faceva sempre il fuoco nel camino. O le puffragole.

E non me lo faceva fare perché potevo aspirarle e morire. E io ero felice e lo facevo con mia nonna quando tornavo a casa. E lei aveva le fraffàlle, la tempestina, i conghiglioni e la pasta che sembrava una ruota. E io nella mia incapacità grafica ho scampato lo spaccio le nevrosi e la mignotteria adolescenziale. Ah!


postato da: laMuscia alle ore 16:45 | link | commenti (7)
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