Sono una persona superficiale.

Me ne rendo conto quando Sgarbi vomita sentenze precostutuite con un costume già visto e già sentito inneggiando ad una democrazia che giace putrefatta nessuno più sa dove, e io preferisco l’“umorismo” dozzinale de I Cesaroni.
Me ne rendo conto quando sul palco del I Maggio si susseguono voci e strumenti ed interventi sotto il nome di una storia ed un’ideologia e sotto una moneta cospicua offuscata dagli occhi di bue, e io preferisco ipotizzare il flirtarello estivo tra Amy e Pete in entrata ed uscita dall’ennesima clinica per disintossicarsi.
Me ne rendo conto quando spopolano reti televisive, infuriano prime visioni, impazzano fiction di liceali, e io preferisco guardare South Park ennesimamente fino ad impararne a memoria le virgole.
Me ne rendo conto quando i governi cambiano, i tempi passano, i padri abusano, le madri uccidono, i compagni mentono, e io preferisco il gossip di tgcom e le novità di Yoox.
Me ne rendo conto quando i Finley fanno furore al Festivalbar, quando i Tokyo Hotel sono gli idoli del momento, quando Leona Lewis è l’artista del mese, quando la Tatangelo e Ramazzotti continuano a fare il pienone ai loro concerti, e io preferisco rifugiarmi nel mio mondo fatato dove Barrett e Cobain vivono ancora, dove Janis è bellissima e Jeff continua a scrivere velluto blu.
Ma in fondo, se in profondità si soffre di atmosfere che si sommano e di gradi centigradi che si sottraggono, io preferisco il pelo dell’acqua.