Se è vero che esistono ben 7 donne per ogni uomo, di cui necessariamente 4 un po’ zoccole e 2 troppo belle per saper anche coniugare un congiuntivo, è altrettanto vero che esiste un Mr. Big per ogni donna. Quello che non si presenta all’altare, quello per cui ti rendi ridicola, quello che ti uccide e che avrà sempre lo sguardo sexy ed il faccino carino nelle foto. Quello per cui piangi, per cui muori, quello che odi ma mai fino in fondo. Quello per cui non dormi ma non importa, per cui non mangi ma fa solo bene, per cui cadi dal 6° piano ma non fa male. Quello che perdoni sempre, e da cui torni col sorriso, e dalle cui labbra pendi.
La linea di demarcazione tra amore e masochismo perpetrato, è così sottile che a volte tende a divenire confondibile. E siamo il sesso debole, perché se porti i pantaloni non puoi amare così disperatamente, e poi hai un rapporto sfavorevole di 7:1 che inclina al poligamico.

Se sei una fan di sex and the city, non puoi che guardare con sospetto l’uscita del film. Non tanto perché è suggello definitivo che conclude una saga, ma perché pensi che non potrà mai essere all’altezza delle aspettative, né potrà mai essere così geniale come ciò che sei abituata a conoscere, come accadde per i Simpson.
E invece ti ritrovi davanti alla perfezione proiettata su grande schermo, forse ancor di più degli anni precedenti spesi in attesa della serie successiva.
Ti ritrovi nella sua prima ed unica camminata sgraziata, mentre infrange il bouquet che si sfalda sulla faccia di lui; ti ritrovi nel tradimento da affacciare, quando la donna più forte mente le gambe che cedono; ti ritrovi nel cambiamento da affrontare, quando pensavi che nulla avrebbe destabilizzato il castello con le fondamenta finalmente ferme.
Ogni storia si veste della prerogativa dell’unicità. Noi non siamo, non saremo, non diventeremo. A volte mi domando quanto sia davvero facile ricadere nella tipicità del cliché. Siamo tutti speciali, e siamo tutti fottutamente uguali. Non ci piace essere come gli altri, ma in fondo, veramente, cosa ci distingue? È così normale essere uomini e donne da catalogo, che capita di dimenticarsi quanto è più bello essere straordinari. Ammesso e non concesso che lo si sia.
Le storie infinite hanno senso. Intenso senso. Quando prendi molli stacchi e torni forse un motivo c’è. Quando sbatti la porta giurando è finita, e le chiavi che guardi son quelle della porta e non quelle della macchina, ciò che finisce è forse l’orgoglio, ma non la forza nelle gambe per rifare le scale. Perché la minestra riscaldata non è più buona, ma io potrei vomitare davanti ad una parmigiana di melanzane mentre l’uditorio si shoka davanti ad una cotale delizia violacea.
Se è vero che “de gustibus, non disputandum est”, tirerò fuori la pentola consunta dal frigo, accenderò il fornello, e affonderò avide cucchiaiate nella fondina con gli occhi luccicanti finchè la morte non mi colga.
“Eternamente tuo,
eternamente mia,
eternamente nostri.”