e a volte poi, semplicemente, di parole non ce n’è più.
è come se cadessero dal cielo pianoforti e casseforti e pezzi di soffitto. tutti insieme, ma in maniera tale che si riconosca distintamente ogni macigno in discesa libera. sulla testa. e quindi ti ritrovi così schiacciato per terra che non c’è nemmeno più aria nelle gote, nei visceri cavi, nei polmoni, ogni millimetro cubo libero si comprime. densi e velenosi, mercurio che schizza dal termometro rotto. come quando Hanna & Barbera facevano schiantare i personaggi contro quella cazzo di galleria finta, che poi era un muro dipinto. e noi coglioni, a stupirci ogni volta.
in un secondo, gatto cane vikingo o marziano che fosse, da corridore folle si trasformava in un tondino, deforme come pongo, di forma simil pizza, sul fondo nero di un tunnel fittizio. decadeva al suolo, in un tripudio di colori, tintinnava, roteava, moneta senza riposo, e poi si fermava.
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